Il tempo è una risorsa preziosissima e, diremmo oggi, anche scarsa, per questo imparare a gestirlo al meglio è diventata una necessità tanto nell’ambito lavorativo quando in quello educativo. Da qui il concetto di time management ovvero quell’insieme di metodologie e tecniche che servono proprio ad un’ottima gestione del tempo al fine di migliorarne efficacia, efficienza e produttività.
Sebbene non esista una definizione univoca, secondo il più recente studio di Patzak, Xhang e Vytasek (2025), per gestione del tempo si intende quel fondamentale processo che determina la definizione degli obiettivi, l’individuazione delle priorità, quindi la pianificazione, l’autovalutazione della gestione del tempo e il controllo percepito sullo stesso.
Un processo quello del time management oggi riconosciuto come fondamentale anche per sostenere il benessere e le prestazioni di professionisti e studenti. Per questo motivo, secondo l’OMS, è stato ed è necessario inserire questo aspetto nelle competenze trasversali da trasmettere a scuola.
Il time Management a scuola, perché imparare a gestire il tempo rientra nelle Life Skills
La scuola è il luogo in cui gli alunni acquisiscono nozioni e conoscenze, ma soprattutto avviano lo sviluppo cognitivo ovvero imparano a fare uso delle conoscenze acquisite. La gestione del tempo in quanto “forma di processo decisionale utilizzata dagli individui per strutturare, proteggere e adattare il proprio tempo alle mutevoli condizioni” (Aeon e Aguinis, 2017), rientra nella definizione di life skills data dall’OMS attraverso il supporto ad abilità come il problem solving e decision making che rientrano nell’area delle competenze cognitive.
In questo senso, il time management richiede analisi delle attività, la capacità di dare priorità ai compiti, la definizione degli obiettivi e quindi la pianificazione. La pianificazione e la prioritizzazione dei compiti determinano una riduzione del sovraccarico e della procrastinazione, sostenendo così una buona gestione dello stress. Il tutto un processo che alterna l’attivazione delle strutture necessarie del problem solving e del decision making.
Infine, imparare a gestire il tempo significa anche imparare a valutare come è stato speso e adattarlo alle diverse situazioni che si presentano, riuscendo così a mantenere flessibilità.
Gestire il tempo in autoregolazione
La pianificazione è un’abilità fondamentale per la gestione del tempo in maniera efficace. Ma pianificare richiede il saper formulare sequenze di azioni strategiche per raggiungere un obiettivo specifico, utilizzando funzioni esecutive come l’attenzione selettiva e la memoria di lavoro.
Secondo Rubia e Smith (2004) il coinvolgimento di aree celebrali, come la corteccia prefrontale dorsolaterale, è fondamentale per la pianificazione delle attività e, di conseguenza, per la gestione del tempo.
Durante il periodo adolescenziale, il sistema libidico e la corteccia prefrontale (che possiamo immaginare come il motore turbo e il freno del cervello) imparano a lavorare insieme, attraversando tre fasi che coincidono rispettivamente con:
- Pubertà – è la fase in cui il sistema libidico diventa più sensibile. Un cambiamento dovuto anche ai cambiamenti ormonali di questa fase.
- Preadolescenza -la seconda fase coincide con il periodo che va dai 12 fino ai 16 anni circa. È la fase in cui la corteccia prefrontale comincia a riorganizzarsi, le funzioni esecutive migliorano così come le abilità di problem solving e decision making oltre che pianificazione.
- La terza fase si conclude dopo i 20 anni e prevede un perfezionamento delle interconnessioni tra il sistema libidico e la corteccia prefrontale. Un aumento di connettività che determina una maggiore autoregolazione.
Come migliorare la gestione del tempo a scuola
Di strategie per migliorare la gestione del tempo a scuola ne esistono diverse e nel caso delle competenze trasversali da condividere a scuola con gli studenti, come sempre, tutto dipende anche dalla classe e dall’età degli studenti.
Una delle tecniche di gestione del tempo più apprezzate è quella degli Obiettivi SMART.
Questa tecnica si basa sulla goal-setting theory di Locke e Latham (1991) secondo cui definire obiettivi ben formulati, chiari e specifici, risulta essere un fattore predittivo di performance, oltre che una buona pratica di gestione. Formulare obiettivi seguiendo questa teoria vuol dire renderli SMART ovvero: è necessario che questi siano formulati in modo specifico (S=specific), misurabile (M=measurable), che siano sfidanti ma raggiungibili (A=achievable), coerenti con i propri valori (R=relevant) e temporizzati, che abbiano cioè una scadenza (T=time-bound). Avere obiettivi chiari aiuta ad organizzare le priorità, riduce il tempo sprecato in attività marginali, aiuta a distinguere tra attività importanti e no, promuovendo la prioritizzazione dei compiti e una buona pianificazione temporale. Inoltre, avere obiettivi specifici e realistici aumenta l’impegno, riducendo la procrastinazione.
Obiettivo: Trasformare un’azione in obiettivi specifici, misurabili, attuabili, rilevanti e definiti temporalmente.
Step 1: Il docente disegna un grande bersaglio con tre cerchi concentrici.
Step 2: Il docente scrive fuori dal bersaglio un esempio: “Studiare scienze” e spiega che questo obiettivo è vago.
Step 3: Chiedere alla classe di rendere l’obiettivo SMART.
- Esempio scuola primaria: “Entro la fine dell’ora (tempo) devo saper elencare le tre parti della pianta (specifico) e disegnarle sul quaderno (misurabile)”.
- Esempio scuola secondaria: “In 45 minuti (tempo) devo leggere 4 pagine sulle cellule e disegnare uno schema sulle parti della cellula (specifico e misurabile)”.
Step 4: Ogni studente scrive il suo obiettivo SMART su un post-it e lo attacca sul bordo del banco. Se lo raggiunge, a fine ora lo sposta al centro del bersaglio sulla lavagna.
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