Life Skills a scuola: come sviluppare il senso di agency

bambini seduti in una classe che rappresentano il senso di agency

Da più di un anno affrontiamo anche su questo blog il tema delle life skills a scuola, della importanza così come della loro naturale integrazione all’interno dei programmi scolastici. Dopo aver affrontato i temi della comunicazione efficace, della gestione del tempo ma anche gestione dei conflitti e mindfulness, affrontiamo questa volta il tema del senso di agency.

Quest’ultimo deve essere inteso come la capacità degli studenti di agire in maniera intenzionale e consapevole sul proprio percorso di apprendimento scolastico. L’obiettivo deve essere quello per i ragazzi di avere un ruolo attivo nelle proprie scelte scolastiche e non di subire le modalità di studio, il cosa studiare o il quando farsi interrogare.

Per Albert Bandura (2001), l’agency implica in generale che le persone non siano semplici spettatori dell’ambiente, ma soggetti attivi, in grado di prendere decisioni che permettano di raggiungere obiettivi significativi. In ambito educativo, questo concetto di agency si collega direttamente con motivazione e coinvolgimento nello studio. Quando manca la percezione del ruolo attivo, quindi, si innesca negli studenti uno stato di demotivazione e scarso interesse che inevitabilmente incide sulle capacità di apprendimento anche verso quelle materie che possono maggiormente appassionare.

Per questo è importante che gli studenti si sentano protagonisti del loro percorso di studi e risulta, quindi, fondamentale intervenire anche sul senso di agency nel contesto scolastico.

Lo sviluppo del senso di agency

Dal punto di vista pedagogico, le prospettive costruttiviste e socio-costruttiviste (Lev Vygotskij, 1978), hanno messo in luce come l’apprendimento sia un processo attivo ed è da pratiche partecipative. Lo studente non deve essere un semplice destinatario dei contenuti, ma partecipare alla costruzione dei della conoscenza all’interno della comunità classe. L’agency si sviluppa infatti attraverso pratiche partecipative, in cui lo studente non è un semplice destinatario di contenuti, ma un co-costruttore di conoscenza all’interno di comunità di apprendimento.

Gli studi di Edward Deci e Richard Ryan (2000) hanno evidenziato come offrire agli studenti possibilità di scelta (come può essere la selezione degli argomenti, gli strumenti o le modalità di valutazione) permette di avere un aumento della motivazione.
Allo stesso tempo, l’apprendimento basato su progetti e attività collaborative favorisce il coinvolgimento attivo e lo sviluppo di competenze trasversali, permettendo così agli studenti di assumere un ruolo più responsabile nel proprio percorso (Thomas, 2000).

In tutto questo il ruolo dell’insegnante risulta cruciale: un docente che adotta uno stile di insegnamento che supporta l’autonomia degli studenti, offrendo sì la propria guida senza avere controllo eccessivo su di loro permette un naturale sviluppo dell’agency negli studenti.

Strategie per allenare il senso di agency a scuola

In virtù di tutto quello che è stato scritto fin qui, pare chiaro che sviluppare e allenare il senso di agency significare progettare situazioni in cui gli studenti possano riflettere, scegliere e poi agire in modo via via più autonomo.

Una strategia efficace è quella del peer educati-on: l’imparare tra pari. In questo contesto lo studente non è più soltanto il soggetto che apprende ma anche quello che insegna. Affinché l’esercizio sia efficace, l’insegnante deve creare con attenzione l’ambiente ideale. Per fare questo bisogna:

  • Scegliere in maniera inclusiva i peer educator e cioè gli studenti selezionati e preparati dagli insegnanti stessi su determinati temi.
  • Assegnazione di ruoli differenziati -prevedere la presenza di un moderatore o di un osservatore oltre che di un divulgatore così da coinvolgere tutti.
  • Lasciare spazio ai peer educator; cioè gli studenti condividono quanto appreso ai proprio compagni con le modalità che ritengono opportune e con un linguaggio che sia informale, alla pari appunto.

In questo contesto resta fondamentale il ruolo dell’insegnante che deve supervisionare e coordinare le azioni senza però imporsi ma lasciando il protagonismo agli studenti.

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