Skills and Stars con Alessandro Orrei: “nella recitazione c’è istinto, ma la formazione è imprescindibile”

alessandro orrei

Skills and Stars, la nuova rubrica di Demetra Formazione (di cui vi avevamo parlato qui), prende pienamente forma e ha avuto l’onore di avere come primo ospite Alessandro Orrei, giovane attore e promessa del panorama cinematografico nostrano.

Alessandro è noto al grande pubblico soprattutto per il ruolo di Mimmo in Mare Fuori dove si è fatto conoscere ed apprezzare. Dal canto nostro, abbiamo avuto il piacere di scambiare con lui quattro chiacchiere per parlare di formazione e sogni nel cassetto.

Alessandro, spesso si dice che per fare l’attore serva solo ‘il fuoco dentro’. Ma la passione, senza una struttura, rischia di bruciare in fretta. Qual è stato il momento esatto in cui hai capito che per trasformare il tuo sogno in un lavoro, avevi bisogno di una formazione?

Provengo da una famiglia in cui si è sempre data una grande importanza alla formazione, in qualsiasi ambito. Quando ho preso la decisione che l’arte che sentivo di esprimere era la recitazione non ho avuto dubbi sul fatto che dovessi studiare, è per me una forma mentis. Ovviamente ci sono vari modi di studiare però era imprescindibile il fatto che io dovessi farlo. Non mi sono mai improvvisato in nulla, in qualsiasi cosa io mi approcci vede sempre dietro uno studio e una preparazione.

Quali sono i punti di contatto tra Alessandro e Mimmo (il personaggio che interpreti in Mare Fuori), se ci sono, specialmente quando parliamo di fragilità e ombre?

Ho amato profondamente Mimmo e ho sempre cercato di proteggerlo nel portarlo in scena. È un personaggio segnato in modo indelebile dal trauma dell’abbandono, dal peso di una famiglia che lo ripudia e si rifiuta di riaccoglierlo. Dei punti di contatto ci sono sempre, soprattutto con un personaggio come Mimmo che diventa estremamente umano, è impossibile non riuscire a trovare delle connessioni e credo che questo sia stato anche il motivo per il quale il mio stato un personaggio tanto amato.

L’abbandono, la paura e quelle scelte sbagliate che gli hanno contaminato l’esistenza vibrano in sintonia con il mio vissuto personale. Sono partito proprio da queste risonanze interiori per dare vita al ruolo, avendo però cura di fare un passo indietro affinché, alla fine, la storia che emergesse fosse la sua e non la mia. Un aspetto quest’ultimo che credo sia fondamentale nel nostro lavoro.

Spesso si dipinge l’attore come una figura egocentrica, ma io credo sia l’esatto opposto: per recitare serve un estremo altruismo. Bisogna essere capaci di mettere da parte il proprio ‘io’ per lasciare spazio, con generosità, all’anima del personaggio.

Un attore è come un artigiano: deve affilare i propri attrezzi ogni giorno. Se guardi al tuo modo di lavorare oggi, quanto c’è di istinto e quanto invece è frutto di quel perfezionamento continuo che cerchi fuori dal set? La formazione costante ti dà più libertà creativa o più rigore nel gestire la pressione?

È una domanda complessa, su cui mi interrogo da sempre. Credo fermamente che l’arte non possa prescindere dall’istinto, perché è qualcosa di molto viscerale, ma sono altrettanto convinto che la componente critica e razionale sia essenziale.

Personalmente mi trovo in una sorta di lotta costante, un esercizio di equilibrio in cui cerco di bilanciare queste due anime. Nel mio processo creativo lascio che sia l’istinto a guidare la prima mossa, per poi intervenire con la razionalità per correggere il tiro. Nel mio lavoro, gli estremi sono raramente la scelta corretta. Spesso faccio il paragone con il percorso della mia compagna, che studia medicina: lì la razionalità è giustamente assoluta, non c’è spazio per l’errore o l’incertezza. Noi artisti, invece, abbiamo questo meraviglioso lusso: la libertà di poter improvvisare.

Alessandro Orrei: “da chi mi lascio ispirare? Da James Dean e Leonardo DiCaprio imparerei tanto”

 

Se dovessi indicare qualche competenza che non può assolutamente mancare nella ‘cassetta degli attrezzi’ di un giovane che vuole approcciarsi al mondo attoriale?

Una competenza fondamentale è la conoscenza dei mezzi, ovvero capire la macchina che ti sta accogliendo. Quando arrivi sul set, è necessario sapere chi fa cosa e come lo fa. Non si tratta di pavoneggiarsi, ma di consapevolezza: se io conosco il tuo lavoro, finisco per migliorare anche il mio.

Un altro aspetto fondamentale è conoscere la storia del cinema e della serialità. La conoscenza storica ti permette di sviluppare un senso del gusto, e questo è possibile solo se hai costruito un pensiero critico e personale che in questo caso avviene attraverso la visione delle pellicole.

Skills and Stars con Alessandro Orrei foto credit Marinella Ciancia

Immagina che il set di un film o di una serie per cui reciti sia un grande esame universitario. Tu come ti prepari? Sei uno di quelli che ripassa fino all’ultimo secondo o quello che punta tutto sulla gestione a sangue freddo?

Io non sono uno che si prepara all’ultima settimana. In Italia non capita spesso di ricevere le sceneggiature con molto anticipo, ma appena ne ottengo una, inizio subito. Sono maniacale sul testo: arrivo sul set avendo memorizzato quasi il 99% di ogni singola scena, perché questo mi aiuta a legare con il personaggio e con la sua evoluzione, per creare davvero quel ponte che unisce l’inizio e la fine della storia di un personaggio. Lavoro tantissimo sulla sceneggiatura, ma arrivo a un punto in cui, quando sento di aver raggiunto un livello che mi soddisfa e di aver creato dei collegamenti che mi convincono e che hanno dato le giuste sfumature, lascio andare tutto. Lascio spazio a quello che può succedere nel momento, che lascia uscire quella parte di istinto di cui parlavamo prima.

Con quale personaggio vivo o morto del mondo dello spettacolo e non solo ti piacerebbe lavorare?

James Dean è uno di quegli attori che mi avrebbe trasmesso un’energia incredibile; era pura fiamma. Credo che un solo giorno sul set con lui varrebbe quanto un’intera carriera. Di solito non amo il fanatismo e preferisco trarre ispirazione dalle persone che incontro, ma per Leonardo DiCaprio faccio un’eccezione assoluta. È l’unico per cui mi definisco un vero fan: ho consumato i suoi film, guardandoli decine di volte. E se dovessi esprimere un desiderio, sarebbe proprio quello di poter lavorare con lui.

Se potessi scaricare istantaneamente nel tuo cervello una nuova abilità (tecnica o umana), quale sceglieresti oggi per fare il salto di qualità definitivo?

In questo periodo mi sto concentrando molto sulla mia fisicità. Se potessi sbloccare una nuova skill, sceglierei la capacità di essere più sciolto, libero e prestante. L’esperienza a teatro, che ti distrugge fisicamente, mi ha insegnato quanto il lavoro sul corpo sia vitale: un attore non recita solo con il volto e le emozioni, ma con ogni muscolo del corpo. È una cosa su cui sto lavorando e se potessi sbloccarla con uno schiocco di dita sarebbe fantastico.

 di Redazione

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