Skills & Star con il Prof. Giacomo Visconti: “nelle scuole serve meditazione”

prof giacomo visconti

Skills & Star, la nostra rubrica in cui incontriamo volti più o meno noti per parlare di formazione e non solo, questo mese ha avuto il piacere di chiacchierare con il Professore Giacomo Visconti, insegnante di lettere e scrittore che sui social ha conquistato una certa popolarità anche affrontando tematiche importanti legate al suo mondo e, in generale, a quello della scuola.

Dopo quelle all’attore Alessandro Orrei e al pastry chef Tommaso Foglia, quella con Giacomo Visconti è la prima intervista con un professore. Con lui abbiamo parlato di formazione ovviamente, ma anche di social e scuola che cambia con le nuove sfide legate in parte all’AI. 

Lei è un professore e spesso ci si riferisce a questo lavoro parlando di “vocazione”, ma quanto conta, invece, la formazione tecnica e psicologica per gestire un gruppo classe?
Io sono fermamente contrario all’associazione della parola vocazione con lavori come quello dell’insegnante o del medico. In Italia rimanda a un concetto di gratuità, che porta inconsciamente a pretendere che tutto sia dovuto. In realtà, l’insegnante è un professionista e come tale la formazione è un elemento imprescindibile del nostro lavoro. Abbiamo solo cinque giorni di formazione, che sono davvero pochi per poter svolgere al meglio la nostra professione. 

Demetra Formazione supporta chi cerca la propria strada. Se dovesse indicare una singola ‘skill’ che un giovane oggi dovrebbe assolutamente inserire nel proprio bagaglio per diventare una ‘star’ della propria professione, quale sceglierebbe?
La capacità di sapersi ascoltare. Credo che nelle scuole si dovrebbe praticare la meditazione: aiuta a restare centrati su sé stessi, a capire i propri desideri profondi e a evitare di omologarsi alle aspettative altrui.

Professore lei ha molto seguito anche sui social. In questo contesto molti vedono solo il video di 60 secondi su TikTok o il carosello su Instagram, ma dietro c’è un lavoro di sintesi e chiarezza incredibile. Qual è la competenza tecnica che ha dovuto affinare di più per trasformare quella che può essere una lezione accademica in un contenuto che cattura l’attenzione in pochi secondi?
L’ho maturata a scuola. Il primo pensiero va alla ormai superata terza prova di maturità. Dovevi concentrare il sapere in una decina di righe e guai a superarle. Sintetizzare è molto più difficile: presuppone un lungo lavoro di analisi. Il problema è che oggi non c’è sintesi, ma si è brevi perché si è superficiali.

Passare dalla cattedra allo schermo dello smartphone richiede un cambio di mentalità. Come si impara a mantenere l’autorevolezza del docente pur parlando un linguaggio ‘pop’ e immediato? È un equilibrio che si acquisisce con lo studio o con l’esperienza sul campo?
Non mi è difficile. A scuola non parlo del privato o del mio uso dei social. Quando mi fanno domande su quello che eventualmente hanno visto in una storia di IG, dico loro che nemmeno dovrebbero avere il telefono a quell’età. Parlo piuttosto dei miei anni di studio.

Giacomo Visconti: “gli insegnanti dovrebbero concentrarsi sulla coerenza. Senza azioni concrete, le parole non contano”

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Skills & Stars con il Prof Giacomo Visconti

Nel contesto scolastico, invece, qual è, secondo lei, il segreto per trasformare l’errore di un alunno in un’opportunità di formazione per tutta la classe?
Spiegare che gli errori (intesi come fallimenti, ndr) non esistono. Bisogna mostrare che le insufficienze sono tappe necessarie del processo di apprendimento. La parola errore non mi piace: preferisco parlare di errare, che dà l’idea di un percorso (magari di un cammino che prevede anche delle deviazioni, ndr).

Se dovesse formare i docenti di domani, su quale competenza specifica chiederebbe loro di allenarsi di più?
La coerenza. Si insegna con ciò che si è. Parole e progetti che non sono accompagnati da azioni concrete non servono a nulla.

Il mondo della scuola cambia di continuo; una delle nuove sfide è rappresentata dall’AI, quanto pensa possa essere un vantaggio nel contesto scolastico e soprattutto come devono approcciarsi gli insegnanti?
Il vantaggio è indubbio. Dovrebbero creare un abbonamento gratuito a qualche software per gli insegnanti, così che tutti possiamo goderne, soprattutto per aiutarci con la burocrazia e le verifiche differenziate e diversificate cui siamo chiamati. 

Per chiudere, la domanda che fa da filo conduttore a tutte le interviste. Se potesse scaricare istantaneamente una nuova skill (tecnica o umana), quale sceglierebbe e perché?
Il rispetto degli altri. E a proposito di scaricare, è una responsabilità che è scaricata sulle spalle della scuola.  Aiuterebbe a capire che quello del docente è un lavoro e non un parcheggio. 

di Redazione

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