Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI) ha espresso parere negativo sullo schema di decreto ministeriale relativo ai percorsi di specializzazione sul sostegno per i docenti abilitati all’estero. Il decreto, proposto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e scaturito dal confronto con i sindacati, è stato esaminato nella seduta plenaria del 19 marzo 2025.
L’obiettivo del provvedimento è regolamentare l’accesso ai percorsi di specializzazione per i docenti con titolo di sostegno conseguito all’estero, ma ancora in attesa di riconoscimento o coinvolti in contenziosi amministrativi. Tuttavia, il CSPI ha sollevato diverse criticità, portando a un parere contrario.
Cosa prevede il decreto?
Il decreto disciplina i percorsi formativi per i docenti che:
- Hanno presentato istanza di riconoscimento del titolo estero e non hanno ricevuto risposta nei termini previsti (120 giorni).
- Hanno un contenzioso giurisdizionale aperto per il mancato riconoscimento del titolo.
I corsi saranno organizzati da INDIRE, autonomamente o in convenzione con le Università, e prevedono:
- 48 CFU per chi non ha esperienza su posto di sostegno.
- 36 CFU per chi ha almeno un anno di servizio specifico.
- Modalità di erogazione prevalentemente online (sincrona), con esami in presenza.
- Esame finale basato su un elaborato scritto e un colloquio.
La partenza dei percorsi è prevista per aprile 2025.
Perché il CSPI ha bocciato il decreto?
Il parere negativo del CSPI si basa su diverse criticità del provvedimento, tra cui:
1. Difformità tra i percorsi offerti da INDIRE e dalle Università
I corsi erogati dalle Università rilasciano un titolo di specializzazione universitario, mentre quelli organizzati da INDIRE producono un titolo non universitario, valido solo in ambito nazionale. Questa differenza potrebbe generare confusione e disparità nel riconoscimento dei titoli.
2. Semplificazione eccessiva dei percorsi per docenti con titolo estero
Il CSPI ritiene che il percorso semplificato non garantisca una formazione adeguata rispetto agli standard italiani. Il requisito minimo di 1500 ore o 60 CFU per i titoli esteri non assicura una preparazione coerente con il sistema scolastico nazionale.
3. Durata eccessivamente breve dei corsi
Il decreto non prevede una durata minima per i percorsi, il che potrebbe portare a formazioni troppo rapide e insufficienti rispetto ai normali corsi di specializzazione sul sostegno (TFA).
4. Modalità di erogazione solo online
Il CSPI critica la mancanza di interazione diretta tra docenti e corsisti, sottolineando che la formazione interamente telematica potrebbe compromettere la qualità della preparazione.
5. Rinuncia obbligatoria ai ricorsi pendenti
Per accedere ai percorsi formativi, i docenti devono rinunciare a ogni istanza di riconoscimento e ai contenziosi in corso. Secondo il CSPI, questa condizione penalizza chi ha già avviato un procedimento legale per il riconoscimento del titolo.
Quali sono le conseguenze di questo parere?
Il parere del CSPI non è vincolante, quindi il Ministero può decidere di procedere comunque con l’attuazione del decreto. Tuttavia, la bocciatura solleva dubbi sulla sostenibilità e sull’efficacia del provvedimento, e potrebbe spingere l’Amministrazione a rivedere alcuni aspetti critici.
Per i docenti interessati, resta l’incertezza su come verrà gestito il riconoscimento dei titoli di sostegno esteri e su quali saranno le reali opportunità offerte dai nuovi percorsi formativi.
Cosa aspettarsi ora?
Il dibattito sui percorsi di specializzazione per il sostegno è ancora aperto. Il Ministero dovrà valutare se apportare modifiche al decreto o procedere nonostante le perplessità espresse dal CSPI.
Per i docenti con titolo estero, la situazione resta complessa: accedere ai corsi di specializzazione potrebbe significare rinunciare ai ricorsi in atto, senza garanzie sulla reale spendibilità del titolo.
Seguiranno aggiornamenti su eventuali sviluppi